Classificato dalla Federazione della Cinofilia Internazionale nel gruppo “5°” dei Cani cani di tipo Primitivo e Spitz, una ricerca internazionale sullo studio della genetica che ha preso come riferimento il DNA del Lupo Grigio per stabilire quale fosse la razza più antica, ha confermato che il gruppo dei cani primitivi Asiatici sono quelli che hanno mantenuto meglio le caratteristiche genetiche che si ricercavano.

In questo gruppo di cani presi in esame, grazie all’isolamento geografico che ha subito la razza nei millenni è stato possibile affermare che in assoluto l’Akita ha conservato il patrimonio genetico più simile a quello del Lupo preso in esame.

I reperti archeologici sugli Akita risalgono a 5000/6000 anni fa, attribuendo così a questa razza il primo connubio storico tra uomo e cane. Nel corso del tempo la razza originaria haboarhuntweb rischiato però l’estinzione ed è grazie alla ricerca di appassionati e studiosi giapponesi che si è riusciti a recuperare la tipologia originaria identificando nelle linee di sangue dell’estremo nord del Giappone nella Prefettura di Akita, il cane osservato nei reperti archeologici.

Circa 300 anni fa cominindexciò a delinearsi l’attuale figura. Fin da subito divennero i cani dei cacciatori di orso, usati in coppia un maschio e una femmina, poi dei Samurai e degli Shogun. I nobili e i capi più illustri sceglievano un Akita come fedele compagno e molto spesso ne celebravano l’importanza attraverso trattamenti speciali e cerimonie in cui usavano guinzagli e collari d’oro. Ecco perché diveimages5ntarono simbolo di potenza, ricchezza e coraggio. Numerosi sono i racconti e le legende che parlano dell’Akita nella cultura Giapponese; lo troviamo in una forma spirituale come guardiano e traghettatore una volta giunti aimè nell’aldilà, ma anche ad attendere fino alla fine il proprio padrone nella speranza images1che ritorni come è accaduto ad Hachico. Tra i tantissimi racconti ci piace dare evidenza a quello che narra di femmine di Akita lasciate a guardia dei bambini mentre gli adulti andavano a lavorare nei campi e nelle risaie.

La tradizione Giapponese ha mantenuto viva nei secoli l’usanza di regalare un piccolo Akita di terracotta in occasione di nuove nascite, in segno di buon auspicio.

1603 Nella regione di Akita nel nord del Giappone gli Akita Matagi (cani di taglia media per la caccia all’orso) erano usati come cani da combattimento.

1868 Gli Akita Matagi furono incrociati con i Tosa ed i Mastini. Conseguentemente la taglia di questa razza aumentò e le caratteristiche associate con il tipo spitz furono perse.

1908 Il combattimento dei cani fu proibito, tuttavia questa razza fu preservata e migliorata come razza giapponese di grande taglia.

1931 Nel Luglio del 1931 il governo giapponese proclamò l’Akita “Tesoro Naturale del Giappone”.akita

1939-1945 Durante la Seconda Guerra Mondiale era uso comune utilizzare i cani come fonte di pelliccia per l’abbigliamento militare. La polizia ordinò la cattura e la confisca di tutti i cani eccetto i pastori tedeschi che erano usati per scopi militari. Alcuni appassionati cercarono di contravvenire all’ordine incrociando i loro cani con i pastori tedeschi.

Quando la seconda guerra mondiale finì, gli Akita erano stati drasticamente ridotti di numero ed esistevano in tre distinti tipi:

1) Akita Matagi

2) Akita da combattimento

3) Akita da pastore.

Questo creò una situazione molto confusa per la razza.

Dopo la seconda guerra mondiale durante il processo di restaurazione della razza pura (Kongo-go), un cane della linea Dewa le cui caratteristiche mostravano l’influenza del Mastiff e del Pastore Tedesco, ebbe un periodo di breve ma enorme popolarità. Tuttavia sensibili e appassionati eruditi non approvavano questo tipo come vera e propria razza giapponese adoperandosi così nel cercare di eliminare il sangue di razze estranee facendo incroci con gli Akita Matagi allo scopo di ristabilire la razza originaria, quella appunto conosciuta ai giorni nostri.

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